Oggi l’Italia saluta Giorgio Forattini, il disegnatore che ha trasformato la politica in ironia tagliente e intelligente.
Con una matita e un lampo di sarcasmo, Forattini ha raccontato mezzo secolo di storia nazionale, mettendo alla berlina potenti, scandali e ipocrisie

Giorgio Forattini, maestro della satira (che non faceva sconti a nessuno)
Nato a Roma nel 1931, Forattini ha lavorato per testate come Panorama, La Repubblica, La Stampa e Il Giornale, portando la vignetta in prima pagina — un gesto rivoluzionario per i tempi.
Craxi, Andreotti, D’Alema, Prodi, Bossi: nessuno è mai stato risparmiato dalla sua ironia corrosiva.
Non c’erano bandiere, solo libertà di pensiero e voglia di far riflettere ridendo.

Dalla carta ai social: l’eredità di un linguaggio visivo
Per la Gen Z, abituata ai meme e all’ironia digitale, Forattini è un antenato naturale: ha usato il disegno per commentare il potere, esattamente come oggi si usano i social per creare consapevolezza attraverso immagini e umorismo.
Le sue vignette erano “meme politici” prima che i meme esistessero, capaci di dire la verità con una battuta e un tratto di penna.

Una risata che ancora fa pensare
In un mondo dove le notizie corrono veloci e le opinioni si polarizzano, Forattini ci lascia un messaggio chiaro: la satira non è solo intrattenimento, è un atto di libertà.
Ridendo, ci ha insegnato a non accettare il potere come intoccabile — e a usare la leggerezza come forma di critica.
Addio, maestro. Le tue vignette continueranno a ricordarci che ridere è anche un modo per capire.