
e da quella, altrettanto ristretta, degli indirizzi stellati? C’è ancora la possibilità, per usare altre parole, di mangiare bene trovando, oltre alla qualità, un senso, un contenuto, un pensiero in quello che si mangia?

Ho scoperto recentemente uno dei rari ristoranti che permettono di rispondere «sì» a entrambi i quesiti. Ho accettato l’invito di un’amica e collega e abbiamo provato, insieme, Cascina Ovi: ristorante in realtà attivo con l’attuale gestione dal lontano 2013, ma che mai avevo avuto prima di oggi l’occasione di visitare.

I PIATTI
inizio del percorso affidato, come da tradizione, agli antipasti. La mia scelta (difficile! L’uovo croccante su spuma e la bruschetta con muggine e pomodoro sarebbero state deliziose alternative) è caduta sul carpaccio di spigola con insalatina di carciofi sardi.

Molto interessante anche la seada di baccalà mantecato con bisque di gambero rosso, di tutto il pranzo il richiamo più diretto alla tradizione enogastronomica sarda. Piatto principale: calamaro ripieno con broccoli, patata, acciughe del Cantabrico e puntarelle. Sono riuscita a ritagliarmi uno spazio per il dessert: un sorbetto al mango semplice e piacevolissimo.

Solitamente del panenon si fa menzione, ma quello servito a Cascina Ovi merita un commento: delizioso. Gli impasti sono preparati ogni venerdì dallo chef e poi cotti giorno per giorno. Il pane carasau, invece, arriva direttamente dalla provincia di Nuoro: può provenire da Oliena oppure, come quello che abbiamo assaggiato noi, da Ovodda.

Stessa filosofiaidentitaria per la carta dei vini: circa due terzi delle etichette sono sarde, mentre il restante terzo rappresenta con adeguata varietà le migliori etichette delle altre regioni.

Al tavolo abbiamo scelto un vermentino Olieddu 2021 di Mario Bagella e, a seguire, un metodo classico brut Solais dellaCantina di Santadi.

Una menzione specialeper il nostro ospite, quel Francesco Rizzo che ormai gli spettatori della TV e gli utenti dei social hanno imparato a conoscere: teatrale, carismatico,

preparatissimo, ha condiviso la tavola con noi, raccontando con entusiasmo la storia che, chi non si limita a una fruizione superficiale della cucina, sa nascondersi dietro ogni piatto,

dietro a ogni ingrediente. Questo intende il patron di Cascina Ovi quando afferma: «Non siete in un ristorante sardo: siete nel ristorante di un sardo, anzi di un cagliaritano».

patrizia gallini