Negli anni ’80 Giorgio Armani ha reso i jeans un simbolo di eleganza accessibile, cambiando per sempre la moda italiana

Come gli anni ’80 hanno trasformato il jeans in un’icona di eleganza italiana
“Hai preso i jeans Armani? Che cafonata!”: questa frase infelice echeggiava in una caserma sperduta tra i glebani nordestini, terre contado della Serenissima. Il dialogo si svolgeva tra due giovani commilitoni in servizio di leva. Aviere 2 (il presunto cafone) rispose asciutto e lapidario: “Li hai mai provati?”. Aviere1 (lo scrivente) accettò la sfida e da quel momento divenne ossequioso adepto del culto GA. Dopo che, doverosamente, abbiamo ascoltato ricordi e aneddoti che uno sterminato elenco di vip ha riportato alle cronache in memoria dello stilista scomparso, sembra corretto far sentire la voce del popolaccio vile boia, che dal Genio piacentino ha ricevuto il dono della Bellezza. Proprio così, GA ha dispensato Bellezza anche a noi quaggiù, campagnoli senza arte né portafogli per accedere alla haute couture (come era uso dire quando la tv era ancora in bianco e nero).

Dalla democrazia dello stile all’eredità di Giorgio Armani
Ragazze e ragazzi degli anni ’80 grazie ad Armani potevano vestire capi di abbigliamento che, anche quando casual, ci rendevano più belli, più eleganti, più contenti del nostro corpo.
Già, perché, diciamocelo chiaro, il classico jeans USA lo puoi indossare se hai la fortuna di avere i glutei scolpiti di un Kevin Costner o di un James Dean o di un Brad Pitt, altrimenti anche la più innocente imperfezione risalta come implacabile sentenza: culo basso!
Armani ha anche arricchito noi umili (ah certo, si è arricchito pure lui, ci mancherebbe il contrario) con gadget, accessori, oggettistica funzionali all’estetica del bello, finalmente disponibile anche ai giovani operai e cassiere di quegli anni. Storicamente quel segmento di mercato lo aveva precedentemente scoperto con successo Pietro Cardin, di San Biagio di Callalta (Marca trevigiana), meglio conosciuto come Pierre “Carden” di Parigi, ma l’aquilotto GA è letteralmente entrato in ogni cassetto dei nostri armadi, sulle nostre scrivanie, nei nostri salotti. E che la cifra autentica di tutto questo successo sia proprio la Bellezza lo si può evincere da un’empirica indagine trans-generazionale che tutti possono svolgere tra la cerchia dei propri conoscenti. Boomers, Gen X, Millennials, Gen Z riconoscono spontaneamente in GA l’icona della Bellezza. Quel che si dice Democrazia dello Stile, un’eredità incommensurabile.
Il direttore, Pier Luigi Pellegrin