La gru giapponese diventa simbolo di dialogo tra Sicilia e Giappone — mille chicchi per un’opera collettiva record. Grani di Pace, l’opera collettiva trasforma la memoria in un ponte d’arte e speranza per un mondo senza confini

Opera candidata al Guinness World Records
A forma di orizuru, la simbolica gru di carta giapponese, “Grani di Pace” è candidata al Guinness World Records come la più grande e unica opera collettiva certificata al mondo.
Un progetto promosso dalla Fondazione Made in Sicily, che trasforma la memoria e la tradizione dell’isola in strumenti di dialogo internazionale tra creatività, artigianato e innovazione.
L’opera, avviata in occasione di EXPO Osaka 2025, è stata completata nei giorni scorsi dall’arcivescovo di Palermo, mons. Corrado Lorefice, che ha apposto il millesimo chicco di riso in ceramica, suggellando un viaggio artistico e umano lungo un anno.

Un simbolo di vita, nutrimento e pace
Mentre in Europa aleggia lo spettro della guerra, la “Statua della Pace” di Hiroshima ha ispirato la Fondazione Made in Sicily a riprendere e attualizzare il simbolo dell’orizuru, la gru di carta giapponese divenuta emblema di speranza dopo la tragedia nucleare.
Nasce così “Grani di Pace”, un’installazione composta da mille chicchi di riso in ceramica, ciascuno realizzato e posato da persone provenienti da tutto il mondo.
Il riso, elemento universale di nutrimento e vita, diventa linguaggio comune tra culture diverse.
“È un ponte ideale tra l’Italia e il Giappone, un’opera che parla di pace e di relazioni umane che superano le distanze geografiche.”
— Giovanni Callea, Fondazione Made in Sicily


L’arte come legame tra popoli: il progetto “Kizuna”
Grani di Pace si inserisce nel più ampio progetto “Kizuna: crepe che uniscono popoli – Kintsugi tra Sicilia e Giappone”, nato per promuovere la connessione tra le due culture attraverso l’arte e la filosofia del kintsugi, l’antica tecnica giapponese di riparare con l’oro ciò che si è spezzato.
I chicchi di riso in ceramica sono stati realizzati dagli studenti del Liceo artistico “Ciro Esposito” di Santo Stefano di Camastra (ME) e completati con smalti cristallini e oro kintsugi dall’artista giapponese Aya Oguma.
Tra i partecipanti al progetto figurano maestri d’arte e designer come Domenico Boscia, Joe Manganello, Vincenzo Bonfante, Giuliana Di Franco, Nakajima Hiroyuki e Ryoku — artisti italiani e giapponesi uniti nel nome del Kizuna, termine che in giapponese significa “legame tenace”.

Dal mare di Palermo a Osaka: un ponte culturale tra Sicilia e Giappone
La Fondazione Made in Sicily, nata il 9 maggio 2025 in occasione dell’arrivo a Palermo della nave scuola Amerigo Vespucci, si è imposta come centro propulsore di un umanesimo contemporaneo fondato su arte, radici e memoria condivisa.
Il progetto trae ispirazione da un episodio simbolico: durante il tour mondiale della Vespucci, il comandante Giuseppe Lai parlò ai fondatori Giovanni Callea e Davide Morici del kintsugi, suggerendo loro un modo nuovo per raccontare la resilienza attraverso la bellezza.
Da quell’incontro è nata l’idea di trasformare la tradizione siciliana e l’estetica giapponese in un dialogo continuo, fondato sulla cura, sulla ricomposizione e sulla forza dei legami.

Dalle “Radici” alla “Pace”: un viaggio artistico e spirituale
Il percorso della Fondazione si articola in una serie di installazioni e performance che hanno unito Sicilia e Giappone sotto il segno dell’arte:
- 🌳 L’Albero delle Radici, esposto permanentemente all’aeroporto di Palermo;
- 🎭 Le Radici del Futuro, murale di Giulio Rosk a Piana degli Albanesi;
- 🌊 Il Mare delle Radici, statua in ceramica a Isola delle Femmine;
- 🏮 Murale Yume (“Sogno”) dedicato a Totò Schillaci, realizzato a Palermo con scritta in acciaio riflettente;
- 🏯 Grani di Pace, a Osaka e poi a Palermo, con la partecipazione di Aya Oguma e giovani artisti come issen.ten, che unisce arte e intelligenza artificiale.

Mani che uniscono, radici che ricompongono
Ogni chicco, ogni crepa riparata con oro, rappresenta un atto di riconciliazione tra culture e un invito a ricreare legami dove ci sono fratture.
Il progetto è sostenuto da istituzioni italiane e giapponesi, dal Consolato Generale del Giappone a Milano e da numerose realtà artistiche internazionali.
“Le radici sono le stesse ovunque — dove si formano crepe o fratture, come insegna il kintsugi, l’essere umano può ricreare dai cocci una realtà ancora più preziosa.”
— Giovanni Callea
Un messaggio potente, che risuona oggi come antidoto alle crepe della guerra e invito universale a costruire ponti di pace attraverso la bellezza.