AllaFabbrica del Vapore, il weekend del 14 e 15 marzo si è chiuso con oltre 2.500 presenze e una sensazione precisa: il MUPA, il Museo del Patriarcato ideato da ActionAid, non è stato solo un evento, ma un esperimento culturale riuscito

Un museo del futuro per raccontare il presente
L’intuizione alla base delMUPAè semplice ma potente: immaginareun futuro – il 2148 – in cui il patriarcato è stato superato, eguardare al presente come a un passato incomprensibile.
Leinstallazioni, i “reperti” e i racconticostruiscono così un cortocircuito:ciò che oggi appare normale – stereotipi, linguaggi, ruoli – viene mostrato come qualcosa di assurdo.Non c’è didascalia moralista, ma unospiazzamento narrativoche costringe a riconsiderare ciò che spesso passa inosservato.
È proprio questa scelta a rendere il progetto efficace: non spiegare, ma far vedere. Un format capace di unire divulgazione, esperienza e provocazione, trasformando un tema complesso come il patriarcato in qualcosa di tangibile, osservabile, quasi “esposto”.




Linguaggio e violenza: il sistema invisibile
Tra i momenti più incisivi, il talkNormalizzare la violenzaha messo a fuoco uno dei nodi centrali: laviolenza di generenon è solo un fatto episodico, ma il risultato di unsistema culturale.
Con interventi come quello dellagiornalista Leila Belhadj Mohamede il contributo di realtà comeCADMI, è emerso con chiarezza come:
- il linguaggio mediatico attenui spesso le responsabilità
- la narrazione pubblica trasformi la violenza in eccezione
- le relazioni quotidiane normalizzino dinamiche di controllo
Il risultato è una sorta di“normalità distorta”, in cui la violenza diventa meno visibile proprio perché integrata nel sistema.
A chiudere la giornata, il talk di Francesca Fiore e Sarah Malnerich ha ribaltato il tono, usando l’ironia per smontare un altro mito: quello di una parità già raggiunta. Il sarcasmo, sostenuto da dati concreti, si è rivelato uno strumento efficace per rendere il messaggio accessibile senza banalizzarlo.


Il corpo come spazio di libertà (e conflitto)
Accanto ai talk, i workshop hanno lavorato su un piano più esperienziale. IlLaboratorio di Ricamo Eroticodi Goga Mason ha rappresentato uno dei momenti più simbolici: un gesto tradizionalmente associato a disciplina e “buona educazione” viene trasformato in un atto creativo, libero e provocatorio.
Un ribaltamento che non è solo estetico, ma culturale: il corpo e la sua rappresentazione diventano strumenti di espressione e autonomia.
Nella stessa direzione si inserisce la presenza di Licia Fertz insieme a Emanuele Elo Usai, che ha aperto una riflessione sull’età e sull’emancipazione. A 95 anni, Fertz diventa simbolo di una libertà che sfida stereotipi e convenzioni, dimostrando come l’identità non possa essere ridotta a categorie rigide.

Condivisione e consapevolezza
È in questi spazi che il progetto trova una delle sue dimensioni più autentiche:creare connessioni, trasformare il racconto in ascolto, la riflessione in condivisione.




Oltre l’evento: cosa resta del MUPA
A evento concluso, il valore del MUPA non sta solo nei numeri o nel programma, ma nella sua capacità di lasciare unadomanda aperta: quanto di ciò che abbiamo visto come “reperto del passato” appartiene ancora al nostro presente?
Ilprogetto di ActionAiddimostra che è possibile affrontare temi complessi senza semplificarli, utilizzando linguaggi diversi – ironia, arte, dati, esperienza – per coinvolgere pubblici ampi.
In un panorama spesso polarizzato, il MUPA riesce a costruire uno spazio intermedio: accessibile ma non superficiale, partecipato ma non retorico.
E forse è proprio questa la sua forza più interessante: trasformare una riflessione sul patriarcato inun’esperienza concreta, condivisa e difficilmente ignorabile.