
Isola d’Elba,agosto 2026 – Un dolium di età romana e un possibile
relitto, ancora in corso di studio, sono le due nuove evidenze
archeologiche individuate nei fondali dell’Isola d’Elba durante le attività
di monitoraggio del patrimonio archeologico subacqueo promosse dalla
Soprintendenza ABAP per le province di Pisa e Livorno, in collaborazione con il
Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Firenze e il Nucleo Carabinieri
Subacquei di Genova.
«Il mare dell’Arcipelago Toscano è un eccezionale giacimento di beni
archeologici e le nuove scoperte ne confermano ancora una volta il valore»
dichiara il Soprintendente Valerio Tesi. «Questi risultati sono il frutto della
consolidata collaborazione tra la Soprintendenza e l’Arma dei Carabinieri, in
particolare con il Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Firenze e il Nucleo
Subacquei di Genova, oltre che dell’impegno della funzionaria archeologa
Gloriana Pace, che sta sviluppando una preziosa collaborazione con i centri
diving per coinvolgerli attivamente nella tutela di un patrimonio tanto ricco
quanto fragile».

Le attività, avviate nel maggio 2026, interessano le acque di competenza della
Soprintendenza, con particolare riferimento allo specchio di mare compreso tra
il Canale di Piombino e le isole dell’Arcipelago Toscano. L’intervento rientra in
un più ampio programma di tutela finalizzato a verificare lo stato di
conservazione dei siti sommersi, controllare il posizionamento dei reperti già
censiti, aggiornare la documentazione cartografica e verificare nuove
segnalazioni, ampliando così il quadro delle conoscenze sul patrimonio
archeologico subacqueo dell’area.

Tra i risultati più significativi figura il rinvenimento di un dolium, grande
contenitore in terracotta utilizzato nell’antichità per il trasporto e la
conservazione di derrate alimentari, in particolare vino, olio e cereali. Per
caratteristiche e contesto di rinvenimento, il reperto è verosimilmente riferibile
a una delle cosiddette navi a dolia, particolari imbarcazioni mercantili
impiegate tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C. per il trasporto del vino sfuso
lungo le principali rotte commerciali del Tirreno.


La seconda scoperta riguarda un presumibile relitto, lungo circa cinque metri
e largo due, oggi quasi completamente ricoperto dalla mucillagine, che ne
limita l’osservazione. Le ricognizioni subacquee hanno permesso di individuare
resti del fasciame, elementi strutturali lignei e numerosi chiodi in bronzo. Le
condizioni di conservazione non consentono, allo stato attuale delle indagini,
una datazione certa del contesto, che potrebbe collocarsi tra la tarda antichità
e il Medioevo.
Le nuove evidenze confermano l’elevato potenziale archeologico dei
fondali dell’Arcipelago Toscano e l’importanza delle attività di monitoraggio
per la tutela, la ricerca e la valorizzazione del patrimonio culturale sommerso.


Per approfondire la conoscenza del sito, la Soprintendenza prevede per
l’autunno 2026 una seconda campagna di indagini subacquee, nel corso della
quale saranno eseguiti saggi archeologici esplorativi per chiarire natura,
cronologia e caratteristiche del relitto.
L’obiettivo è inoltre coinvolgere quanto prima la Soprintendenza Nazionale per
il Patrimonio Culturale Subacqueo in sopralluoghi dedicati ai relitti situati a
media e alta profondità.
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