Sudan, un conflitto ignorato ma devastante: tra milizie paramilitari, escalation di violenza, carestia e tragedia umanitaria

Assedio e civili uccisi in Sudan
Nell’ottobre 2025, la città di El-Fasher, capoluogo del Nord Darfur in Sudan, è stata teatro di eventi che descrivono una escalation profonda di violenza. Le forze paramilitari delle Rapid Support Forces (RSF) hanno preso il controllo della città dopo un lungo assedio, e centinaia — forse migliaia — di civili sono stati uccisi secondo testimonianze e fonti ONU.
Questo conflitto, esploso nell’aprile 2023 tra l’esercito sudanese e le RSF, è oggi classificato come una delle crisi umanitarie più gravi al mondo.

Le radici: dal regime al Bashir alla transizione incompiuta
Il Sudan ha vissuto sotto la dittatura di Omar al‑Bashir, salito al potere nel 1989. Un periodo segnato dal conflitto in Darfur e da gravi violazioni dei diritti umani. Nel 2019 una rivoluzione pose fine al regime, ma la transizione verso un governo civile restò fragilissima.
Nel 2021 nuove manovre militari — colpo di Stato e sospensione della Costituzione — diedero spazio a uno scontro latente fra SAF (Forze Armate Sudane) e RSF per la leadership del Paese e del suo apparato militare.

Il fronte: SAF vs RSF e il caos del potere
Le RSF, nati da milizie Janjaweed nel Darfur, si trasformarono in forza paramilitare potente sotto il comando del generale Mohamed Hamdan Dagalo detto “Hemedti”.
La contesa riguarda chi controlla forze armate, miniere d’oro — e dunque flussi economici — e parte del potere politico. Il 15 aprile 2023 scoppiò la guerra aperta, quando le RSF mossero unità verso Khartoum. Da allora, oltre un anno e mezzo dopo, il Sudan è diventato teatro multipolare di guerra civile, collasso delle istituzioni e dramma sociale.

Massacri, assedio e crisi umanitaria
Le RSF hanno conquistato El-Fasher, ultimo baluardo dell’esercito sudanese in Darfur. Dopo l’ingresso, fonti documentano esecuzioni sommarie, attacchi a ospedali, razzie — scene che l’ufficio diritti umani ONU descrive come «orrore in via di sviluppo». (ohchr.org)
L’agenzia rifugiati ONU (UNHCR) denuncia che decine di migliaia stanno fuggendo, mentre centinaia di migliaia restano come ostaggi del conflitto.
Secondo la International Rescue Committee, la crisi in Darfur è tra le più veloci a peggiorare: mancanza di acqua, cibo, cure, protezione.
Inoltre, secondo la United Nations Children’s Fund (UNICEF), in Nord Darfur 150.000 bambini rischiano malnutrizione grave; oltre 1,4 milioni sono in zone di carestia potenziale. (unicef.org)

Implicazioni politiche e minaccia di disintegrazione dello Stato
L’avanzata delle RSF su El-Fasher segna una probabile spartizione del Sudan. Controllando il Darfur, le RSF consolidano un territorio che potrebbe diventare autonomo o sotto il loro dominio.
La comunità internazionale teme una ripetizione del genocidio del 2003-05, con minacce etniche dirette alle popolazioni e testimonianze fotografiche di corpi allineati in fosse comuni.

Perché serve attenzione globale
- Più di 30 milioni di persone necessitano aiuti urgenti nel Sudan, secondo tre agenzie ONU. (Anadolu Ajansı)
- Il conflitto invade la dimensione economica: interruzione delle esportazioni, assalto alle miniere, blocco degli aiuti internazionali.
- La percezione pubblica è bassa: mentre altri conflitti catturano l’attenzione, quello in atto in Sudan viene definito “guerra dimenticata”.
- La protezione dei civili, l’accesso agli aiuti e la responsabilizzazione degli autori restano punti chiave per evitare che la crisi peggiori ulteriormente.

Il Sudan ad un bivio?
La caduta di El-Fasher non è solo una vittoria militare delle RSF: è un segnale che il Sudan è ad un bivio.
Mentre la violenza aumenta, la speranza si riduce. Senza una mediazione forte, l’aiuto internazionale e un percorso politico serio, la tragedia sudanese potrebbe diventare uno dei peggiori capitoli di violenza e disintegrazione dello Stato in Africa.